Storia e Tradizioni
La scarsa produttività di vini in Valle d’Aosta è dovuta non solo alla piccola estensione di questa regione ma soprattutto alla conformazione prettamente montuosa che costringe ad una ”eroica” viticoltura di montagna, con vigneti che, anche a 1300 metri di altitudine strappano piccoli spazi al monte più alto d’Europa, su terrazzamenti costituiti di pietra e mattoni, che sembrano scolpiti nella montagna e che si sgretolerebbero in breve tempo se le radici delle viti non svolgessero la loro funzione aggregante. Ed il termine “vino di montagna” ci ricorda l’asprezza del territorio e la conseguente rinuncia alla meccanizzazione, fattori che sottopongono i viticoltori a grandi sacrifici e fatica.
I vitigni: autoctoni, unici, introvabili
L’eroismo dei piccoli produttori valdostani lo ritroviamo anche nella ostinata determinazione a credere nelle proprie tradizioni e nelle risorse della propria terra. Loro non si sono lasciati allettare dalla possibilità di impiantare nuovi e più famosi vitigni, che forse li avrebbero fatti uscire dall’anonimato in tempi più brevi, ma hanno conservato i propri, quelli autoctoni, meno famosi ma introvabili anche nei paesi confinanti.
Solo qui vengono coltivati Priè Blanc (ex-Blanc de Morgex), Petit Arvine, Petit Rouge, Mayolet, Cornalin, Fumin, Vien de Nus.
Vini che ci raccontano di questa terra
Le uve autoctone valdostane offrono dei vini unici, particolari, non standardizzati, capaci di dare emozioni diverse, di trasportarci immediatamente in un meraviglioso paesaggio alpino: ritroviamo in questi vini i profumi del fieno di montagna, dei fiori e delle erbe aromatiche dei pascoli. Al gusto le doti di particolare freschezza ci parlano delle basse temperature del lungo periodo invernale; il finale amarognolo ci ricorda la fatica e il duro lavoro dei viticoltori; la scarsa longevità di questi vini ci racconta della brevità della stagione estiva.