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La viticoltura a Custoza
Di certo già in epoca etrusca e romana sulle colline moreniche sud-orientali del Carda si coltivava la vite, ma solo nel tardo Medio Evo cominciò l'impianto estensivo. E se è vero che il Bianco di Custoza si beveva già ai tempi di Carlo Magno, è anche vero che questo vino iniziò ad assumere le caratteristiche che conosciamo solo alla fine del secolo scorso.
La moderna vitivinicoltura:
È bene tener presente che in questo periodo arrivo in Italia dal Nord America il flagello della fi-lossera, con oidio e peronospera. Gran parte dei vigneti andarono distrutti, ma per combatterli si studiarono nuovi innesti e pratiche antiparassitarie che potessero limitarne i danni. Nella zona di Custoza venne messa in atto una vera e propria rivoluzione varietale con l'introduzione di nuovi cultivar. Così accanto al Trebbiano e alla Garganega, comparvero il Tocai, il Cortese o Bianca Fernanda, la Malvasia, il Riesling italico.
Il vino:
Fu una scelta vincente perché proprio dal felice adattamento dei nuovi vitigni in questa terra così vocata, nasce la qualità del Bianco di Custoza, un vino di colore giallo paglierino, molto profumato, leggermente aromatico con un sapore morbido e delicato, di giusto corpo, leggermente amarognolo. Vinificato a contatto con la buccia, rimane a bassa temperatura per il tempo deciso dal viticoltore. Successivamente fermenta a temperatura controllata, in genere inferiore ai 20 gradi. Si serve fresco, scegliendo dei bicchieri a calice.
La Denominazione d'Origine Controllata:
II disciplinare di produzione, approvato nel 1971 e modificato nell' 82, riconosce la Denominazione d'Origine Controllata al Bianco di Custoza con zona di produzione limitata ai comuni di Sommacampagna, Villafranca, Valeggio sul Mincio, Peschiera del Carda, Lazise, Castelnuovo del Garda, Pastrengo, Bussolengo e Sona. Il vino è ottenuto da uve dei seguenti vitigni, nelle proporzioni indicate: Trebbiano, 20-45%; Gargane-ga, 20-30%; Tocai friulano 5-30%. Cortese, Malvasia, Riesling italico, Pinot bianco e Chardonnay, da soli o congiuntamente, dal 20 al 30%. La resa delle uve non deve superare i 150 quintali per ettaro e la resa in vino è del 65%.
Il Consorzio:
Un'altra data importante nella storia di questo vino è il 18 luglio 1972, quando viene costituito il Consorzio di Tutela del Vino Bianco di Custoza che riunisce più di 400 soci: i produttori di uva, gli imbottigliatori e l'industria. Nasce con l'obbiettivo di difendere la viticoltura nella zona d'origine, coordinare tutte le fasi di produzione e promuovere l'immagine e il consumo del Bianco di Custoza.
La ricerca:
Il controllo:
Tutte le partite di vino dei produttori associati al Consorzio, sono controllate prima dell'imbottigliamento. Solo dopo le analisi viene concessa l'autorizzazione all'uso del marchio sulla bottiglia, una seria garanzia per il consumatore. La promozione: Per promuovere il marchio e per far conoscere al consumatore la zona di origine, le vigne e il vino, il Consorzio ha pensato ad un itinerario, La Strada del Bianco di Custoza, che coinvolge aziende agricole, cantine, ristoranti e locande.
La tavola:
II Bianco di Custoza si accompagna felicemente al pesce, al riso, ai formaggi freschi e in genere a tutte le carni bianche. Si sposa ovviamente con gioia alla gastronomia locale che ha la sua capitale a Valeggio sul Mincio. Qui la buona cucina veronese ha sentito l'influenza della raffinata tradizione mantovana. Ecco quindi gli agnoli accanto alla polenta e soppressa, i tortelli di zucca accanto agli gnocchi alla veronese, ai bigoli con la sardela, al manzo lessato con la pearada: la deliziosa salsina inventata dal cuoco di re Alboino. E ancora anguille, trote, lavarelli e infine il carpione che pare voglia vivere solo nel Carda e nel siberiano lago Baikal. È un pesce pregiato che già nell'antichità veniva condito e preparato con foglie di lauro in modo tale che si potesse conservare perfettamente per otto-dieci giorni. Il carpione è squisito anche solo e semplicemente cotto alla brace e si accompagna perfettamente con un bicchiere di Bianco di Custoza. Non si può dimenticare la frutta e soprattutto le pesche che si conservano anche in sciroppo, e poi mele, susine, uva, fragole, lamponi e kiwi.
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